Gabriella Pace

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Infine un sentito ringraziamento agli artisti che con passione e generosità hanno aderito all’iniziativa…grazie a loro la Pinacoteca incrementerà le sue collezioni con cinque nuove opere.

 

Il titolo della mostra è Lo sguardo e la visione. Nel percorso espositivo si vuole dare testimonianza di linguaggi ed esperienze diverse, accomunate da una percezione condivisa di armonia, misura ed equilibrio. Declinazioni di una ricerca di un punto di intersezione tra il visibile e l’invisibile.

In effetti, lo sguardo non è mai soltanto un movimento dall’esterno verso l’interno; deve trasformarsi in visione; ciò che procede dall’esterno deve essere mediato dai contenuti interiori, incontrare un altro tipo di conoscenza.

Per questi artisti il dialogo tra passato e presente è possibile oltre che dinamico, la riflessione critica sull’eredità della storia è sempre presente e sempre presente il dialogo con la memoria, con quella parte di noi che abbiamo cessato di essere.

Il loro operare è paragonabile a quello dei monaci in uno scriptorium. E’ come se trascrivessero per tutti noi una parte importante della nostra storia.

In un’epoca in cui la pittura appare schiacciata tra una sempre più dettagliata possibilità di visione ottica supportata dalla tecnologia da un lato, e una dissoluzione delle forme in nome di un’astratta e radicale ricerca dell’elemento inedito e trasgressivo dall’altro, questi artisti percorrono forse una terza strada, non contro ma accanto a questo genere di ricerche..in questo senso la portata del loro gesto è autenticamente rivoluzionaria.

E’ evidente che questi artisti non guardano e non rappresentano la realtà come se le avanguardie artistiche non fossero mai esistite, ma nella loro esperienza molte istanze si sommano, si sovrappongono e soprattutto reclamano il piacere dell’esecuzione.

 

 

Per Monica Ferrando non si tratta di fiume, né di detrito e dunque accumulo di storia.

Dobbiamo addirittura immaginare uno scavo archeologico. Non penso allo scavo in senso conoscitivo, filologico.

Mi viene in mente che nei suoi lavori c’è lo stesso stupore del primo uomo che si è trovato fortuitamente a scoprire una tomba etrusca, o una domus romana.

Anche nel suo caso, non si tratta di citazione, di conformità a un modello immutabile.

E’ come se alcuni temi classici rivivessero in una nuova dimensione.

Penso alla villa di Livia, a quella “illusione pattuita” che non pretende di ingannare quanto di imporre le regole del gioco.

Penso al fascino tutto costruito per opposizioni: gli alberi carichi di frutti e le asperità delle falesie di roccia, la messe indisciplinata dei girasoli e la compostezza glaciale del mare di Kingsbarn.

 

Gabriella Pace per: Lo sguardo e la visione, Bonicatti, Ferrando, Isola, Kapor, Pajevic,   Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea ‘Giovanni da Gaeta’, Gaeta, 2009