Monica Ferrando

A Monica pintora, a su misma y extranjera verdad _
Marmi policromi di solitudine, 
fervida lontananza da se stessi, 
le tele tue il proprio altro rimuovono, 
tuoi pensieri di te misericordi. 
Ed a loro adusa, per immuni 
parole la lingua tua risorge tacita, 
quella che può aver detto in un momento, 
ad uno nominando ed intuendo 
l’identico indiviso e in sé diviso, 
sempre venturo gaudio e prossimo. 
Così grazia d’Infante tra le braccia 
d’ogni virginea madre mortale. 
Non altrimenti il tempo del congedo
dall’esilio romeo immemori ci 
trova al culminare dei nostri compimenti, 
giustizia rende al mondo precoce, 
mancipio d’espresso conseguire, 
necessità impaziente ed ingrata 
alla purezza sua che si dà solo
per cibo incognito del divenire, 
manna scossa dal vento desertico. 
Qui sulle acque del mar di Posillipo il
cielo offusca la luce, come se sua 
non fosse, e manda una duplice 
isobara di sole travelato 
da nubi rade e medesimi cadono
contingente e possibile, sopra il 
golfo di Napoli sta lo sguardo di
Dio, qui ed ora, figlio dell ‘impossibile, 
manifesto esserci paraclito. 

Franco Nappo
7 febbraio 2026