Paolo Nifosì

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Paolo Nifosì Anch’io ho vissuto in Arcadia   E’ il rosso, il colore rosso, l’imprinting che mi ritorna riguardo alla selezione delle opere che Monica Ferrando esporrà a Scicli, nelle due sale del Movimento culturale Vitaliano Brancati. Il rosso un colore difficile nella lunga durata, eppur resistente negli affreschi della Villa dei Misteri pompeiani a […]

Victoria Cirlot

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EL CAMPO DE LAS FLORES AZULADAS Victoria Cirlot   Se oye un grito. Y no hay nadie. El paisaje está solo, solo con sus piedras, con las hojas caídas de los árboles, con las ramas de los árboles y las flores. La luz del crepúsculo todavía permite distinguir las formas de las rocas de la […]

Clio Pizzingrilli

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Va sino alle stelle   i. Nel romanzo Il fauno di marmo, accade che Miriam, durante il suo soggiorno di studio a Roma, venga sopraffatta da un follower, qualcuno che la segue, che l’opprime, da cui la donna è però affascinata – si tratta di uno spettro, di un’ombra, nella quale la pittrice si imbatte […]

Marco Vallora

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MF Precisamente, forse quel che importa davvero non è che trovare, come dice Gianni Carchia nel suo ultimo scritto, “un legame intimo con l’essere, come ritmo latente delle cose del mondo” e in fondo la Tradizione, nelle sue varie forme, e quindi anche in quella della pittura, non ci insegna che questo.

Leane Schäfer

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Die italienische Künstlerin Monica Ferrando ist nach der Amerikanerin Mariella Bisson bereits der zweite Gast im “Offenen Atelier”, der sich dem Abenteuer eines Arbeitsaufenthaltes im Ruhrgebiet aussetzt. – After ther American Mariella Bisson, the Italian artist Monica Ferrando has already been the second guest in the “open studio” who has experienced the adventure of a work stay in Ruhr Area.

Ruggero Savinio: Kore

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La fanciulla che avanza a braccia aperte, sollevando i lembi della veste rossa, sul verde del paesaggio; o procede portando avanti a se’ un fardello di erbe; o distende le braccia sulla testa ad accennare un cerchio; o seduta per terra posa il braccio sul ginocchio di una gamba ripiegata…

Francesco Bartoli

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Paesaggio e figura sono a prima vista i termini esclusivi entro i quali Monica Ferrando tesse l’ordito dei segni. Ma quali segni? In realtà il colore pulsa e respira autonomamente, ha una propria vita ancor prima di calarsi nelle determinazioni delle forme.

Giorgio Agamben

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Chi osserva i dipinti di Von Marées nella Neue Pinakotheck di Monaco è subito colpito dal curioso rapporto che li lega con la pittura antica (in particolare pompeiana) e il mito. Questo rapporto non è in alcun modo soltanto iconografico.Observing the paintings of von Marées in Monaco’s Neue Pinakotheck, one is immediately struck by the curious relationship that binds them both to myth and to ancient painting (in particular that of Pompeii). This connection is in no way solely iconographic.

Gabriella Pace

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Il mito di Zeusi che dipinge dell’uva così verosimile da attirare la voracità degli uccelli non indica solo una modalità di rappresentazione più realistica rispetto ad altre. Si potrebbe pensare oltre, ad una pittura innamorata del reale, una pittura capace di produrre in chi la osserva un’illusione consapevole.

Gabriella Pace

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Il titolo della mostra è Lo sguardo e la visione. Nel percorso espositivo si vuole dare testimonianza di linguaggi ed esperienze diverse, accomunate da una percezione condivisa di armonia, misura ed equilibrio. Declinazioni di una ricerca di un punto di intersezione tra il visibile e l’invisibile.

Andrea Sisti

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Sono percettibili molti segni, molte suggestioni del miglior Balthus negli straordinari pastelli e nei corposi quadri a olio di Monica Ferrando, esposti a Firenze, presso Falteri, dal 16 febbraio al 23 marzo 2002. C’è, forse, come nota Marco Vallora nell’originale catalogo, l’ombra delle figure di Puvis de Chavannes, ma l’opera della Ferrando porta con sé – soprattutto – l’aura tutta balthusiana di un’arte che riesce a svincolarsi dal tempo e dallo spazio, che individua – in un Vuoto plastico – il luogo privilegiato del Rappresentare, che usa con maestria una luce carezzevolmente epifanica (meravigliosi e rivelatori, a tale proposito, gli interni su carta nepalese), che rende l’occhio sensibile alla percezione (tutta orientale) del silenzio e della lentezza.

Grazia Badino

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La formazione di Monica Ferrando si è svolta a Torino, dove ha frequentato contemporaneamente la scuola libera del nudo e l’università, laureandosi con Gianni Vattimo con la tesi:”La grazia come categoria estetica”, un tema che rimane ancor oggi fondamentale nella sua arte e riflessione.

Francesco Donfrancesco

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Nei Musei Vaticani ho visto una statua attribuita a Prassitele, un Apollo chiamato sauròktonos. E’ un Efebo in posizione eretta, che in origine impugnava un dardo: guidato dallo sguardo, il dardo era puntato verso il tronco di un albero, su cui si vede ancora, immobile, una lucertola. Il dio solare, però, non vuole ucciderla, come lascia credere l’attributo aggiunto al suo nome…

Cinzia Virnio

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Artista, filosofa e saggista, Monica Ferrando nasce nel 1958 a Novi Ligure (Alessandria). Frequenta il liceo classico, al termine del quale si iscrive, a Torino, alla facoltà di Filosofia. Contemporaneamente frequenta la Scuola libera del nudo presso l’Accademia Albertina. Nel triennio 1975-78 disegna per la rivista “The Bight”.

Ruggero Savinio

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Di Monica ho sentito parlare la prima volta dal filosofo Gianni Carchia. Di Gianni Monica si apprestava a diventare la sposa, e lo fu fino all’ultimo, quando Gianni Carchia, dopo una lunga malattia, ci ha lasciato.
Il mio amico mi mostrava le pitture di Monica. Erano, se ricordo bene, pitture su carta, acquarelli, nate sotto il segno, mi parve, di Klee, intime e segrete.

Giorgio Agamben

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Il gesto archeologico di Monica Ferrando è simmetricamente opposto a quello della grande avanguardia del Novecento: se questa aveva proceduto attraverso una meditata, quasi filologica rottura con la tradizione…

Enrico Guidoni

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Alle classiche visioni dei paesaggi e – si direbbe- legittimati da solide presenze mitologiche si è aggiunto, nell’ultima produzione di Monica Ferrando, una componente di più ravvicinato contatto con la realtà, un arricchimento tematico coerente con un’esperienza linguistica matura e riconoscibile.

Kore: La ragazza indicibile, 2010

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KORE: La ragazza indicibile (Arretos Kore)

con GIORGIO AGAMBEN, MONICA FERRANDO (quadri) e l’apparizione fantasmatica di ROMY SCHNEIDER.

KORE: La ragazza indicibile (Arretos Kore)

con GIORGIO AGAMBEN, MONICA FERRANDO (quadri) e l’apparizione fantasmatica di ROMY SCHNEIDER.